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Pressione arteriosa e malattia coronarica nel 2025: le raccomandazioni applicate in Italia

Pressione arteriosa e malattia coronarica nel 2025

Target della pressione arteriosa nella malattia coronarica: valori personalizzati in base a età, sintomi, salute e tollerabilità della terapia

Nel 2025, per la maggior parte delle persone con ipertensione e malattia coronarica, il target pressorio non è più considerato un valore rigido uguale per tutti. Le linee guida europee indicano generalmente un obiettivo di pressione arteriosa sistolica (PAS) compreso tra 120 e 129 mmHg e di pressione arteriosa diastolica (PAD) tra 70 e 79 mmHg, purché il trattamento sia ben tollerato.

Il riferimento per la pratica in Italia

In Italia, il riferimento clinico principale è rappresentato dalle linee guida della European Society of Cardiology (ESC) del 2024, comprese quelle dedicate alle sindromi coronariche croniche.

Per un paziente con malattia coronarica trattata, il target di riferimento è:

  • PAS: 120–129 mmHg
  • PAD: 70–79 mmHg
  • obiettivo da perseguire soltanto se non provoca effetti indesiderati o peggioramento clinico.

Il trattamento deve essere più prudente nei pazienti molto anziani, fragili, con ipotensione ortostatica sintomatica, aspettativa di vita limitata o importanti comorbilità. In queste situazioni può essere appropriato accettare valori più elevati, anche intorno a 140/90 mmHg, se il raggiungimento di target più bassi comporta rischi o sintomi.

Italia ed Europa a confronto con gli Stati Uniti

La linea guida AHA/ACC statunitense del 2025 indica come obiettivo generale una pressione inferiore a 130/80 mmHg. Nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, il documento incoraggia inoltre a considerare una PAS inferiore a 120 mmHg, sempre valutando tollerabilità e sicurezza.

Documento Target principale Indicazione pratica
ESC 2024 – Europa/Italia 120–129/70–79 mmHg Se il trattamento è tollerato
AHA/ACC 2025 – Stati Uniti <130/80 mmHg Obiettivo generale
AHA/ACC 2025 – pazienti ad alto rischio PAS <120 mmHg da considerare Non come obbligo universale
Target più permissivo Fino a circa 140/90 mmHg Fragilità, sintomi o scarsa tolleranza

Le differenze tra Europa e Stati Uniti sono quindi soprattutto nel modo di formulare il target. Entrambi gli approcci sostengono un controllo più intenso rispetto al precedente obiettivo di 140/90 mmHg, ma riconoscono l’importanza dell’individualizzazione.

Quando iniziare o intensificare la terapia

La decisione non dovrebbe basarsi su una singola misurazione. È preferibile confermare i valori con misurazioni ripetute, automisurazione domiciliare o monitoraggio pressorio delle 24 ore, quando appropriato.

Nei pazienti con malattia cardiovascolare già presente, compresa la malattia coronarica, la linea guida AHA/ACC 2025 raccomanda di considerare la terapia farmacologica già con valori medi pari o superiori a 130/80 mmHg.

La decisione di intensificare il trattamento dovrebbe tenere conto di:

  • età e fragilità;
  • pressione diastolica;
  • sintomi di ipotensione o vertigini;
  • ipotensione ortostatica;
  • funzione renale ed elettroliti;
  • presenza di ischemia miocardica;
  • infarto miocardico pregresso;
  • scompenso cardiaco o ridotta frazione di eiezione;
  • preferenze e obiettivi del paziente.

Quali farmaci utilizzare

La scelta del farmaco dipende dalla condizione cardiaca associata all’ipertensione.

ACE-inibitori e ARB

Gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE-inibitori) o gli antagonisti del recettore dell’angiotensina II (ARB) sono particolarmente rilevanti nei pazienti con precedente infarto miocardico, diabete, malattia renale o disfunzione ventricolare sinistra.

Beta-bloccanti

I beta-bloccanti sono particolarmente indicati quando coesistono angina, infarto miocardico pregresso, aritmie o ridotta frazione di eiezione. Non devono però essere considerati automaticamente la prima scelta per la sola ipertensione in assenza di una specifica indicazione cardiologica.

Calcio-antagonisti

Nell’angina sintomatica, i beta-bloccanti e/o i calcio-antagonisti possono essere utilizzati in base alla frequenza cardiaca, alla funzione ventricolare e alle altre comorbilità del paziente.

Diuretici

I diuretici tiazidici o tiazide-simili restano tra le principali classi di prima linea per il trattamento dell’ipertensione.

L’associazione tra ACE-inibitore e ARB non è raccomandata perché può aumentare il rischio di eventi avversi senza offrire un beneficio clinico proporzionato.

Cosa è cambiato rispetto alle raccomandazioni del 2015

La dichiarazione AHA/ACC/ASH del 2015 considerava ragionevole un obiettivo inferiore a 140/90 mmHg nella maggior parte dei pazienti con malattia coronarica. Un target inferiore a 130/80 mmHg poteva essere preso in considerazione soltanto in alcuni pazienti con CAD, precedente infarto, ictus, TIA o altri equivalenti di rischio.

Nel 2025 il quadro è più orientato verso un controllo pressorio intensivo, ma con una maggiore attenzione alla tollerabilità. L’obiettivo non è semplicemente “abbassare il più possibile” la pressione, bensì ridurre il rischio cardiovascolare senza provocare ipotensione, sincope, peggioramento renale o ischemia.

Le evidenze più recenti

La meta-analisi di Bergmann et al, una meta-analisi di 5 trial randomizzati comprendenti 39.434 pazienti ad alto rischio cardiovascolare, ha confrontato un target di PAS inferiore a 120 mmHg con uno inferiore a 140 mmHg. Il trattamento intensivo è stato associato a una riduzione della mortalità totale: rischio relativo 0,87; intervallo di confidenza 95%, 0,76–0,99. Sono tuttavia aumentati ipotensione, sincope, danno renale acuto, aritmie e alterazioni elettrolitiche.

Anche il trial randomizzato ESPRIT, condotto in 11.255 pazienti ad alto rischio cardiovascolare, ha rilevato una riduzione degli eventi cardiovascolari con un target di PAS inferiore a 120 mmHg rispetto a inferiore a 140 mmHg: hazard ratio 0,88; intervallo di confidenza 95%, 0,78–0,99.

Cosa è ancora in fase di studio

Restano aperte alcune questioni importanti:

  • il target ottimale nei pazienti con CAD e PAD già bassa;
  • la sicurezza di una PAS inferiore a 120 mmHg dopo un infarto recente;
  • il trattamento dei pazienti molto anziani o fragili;
  • il rapporto tra intensificazione della terapia e danno renale;
  • l’utilità del monitoraggio domiciliare e del telemonitoraggio;
  • il ruolo della denervazione renale nell’ipertensione resistente e nella CAD avanzata.

L’evidenza specifica sulla prevenzione secondaria dopo infarto miocardico rimane meno solida rispetto a quella disponibile nella popolazione generale ad alto rischio.

In sintesi

Nel paziente con malattia coronarica, le raccomandazioni del 2025 favoriscono generalmente un controllo pressorio più intenso rispetto al passato:

  • target europeo applicato in Italia: 120–129/70–79 mmHg, se tollerato;
  • target statunitense: <130/80 mmHg, con possibile considerazione di PAS <120 mmHg nei pazienti ad alto rischio;
  • obiettivo più alto: appropriato quando compaiono sintomi, ipotensione ortostatica, fragilità, ischemia o peggioramento della funzione renale;
  • terapia: scelta in base a CAD, infarto pregresso, angina, scompenso, diabete e malattia renale;
  • monitoraggio: misurazioni standardizzate e, quando possibile, conferma domiciliare o mediante monitoraggio delle 24 ore.

Clinical takeaway: la pressione arteriosa ideale non è uguale per tutti i pazienti con malattia coronarica. Nel 2025 il riferimento pratico è 120–129/70–79 mmHg se ben tollerato, ma età, fragilità, sintomi, PAD, funzione renale e storia cardiaca devono guidare l’intensità effettiva del trattamento.

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